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La parola madre- Uno spettacolo da non perdere
Come quando in un improvviso mattino, dopo infinite, noiose, giornate uggiose spunta una ritemprante, splendida, alba; così, dopo aver girovagato per mille e mille spettacoli noiosi, tutti uguali a se stessi, all'improvviso spunta uno spettacolo, una messa in scena, che ti spinge a credere che il Teatro non sia morto, e che, anzi, ci siano giovani in Italia che hanno le potenzialità per tramandarlo e svilupparlo come Dio comanda. E' questo il caso dello spettacolo "La Parola Madre" - Libero tradimento da <<Emma B. vedova Giocasta>> di Alberto Savinio- messo in scena da Vesuvioteatro e Teatro di Legno che hanno la loro base di lavoro ad Ercolano (Na). Quello visto ieri sera, venerdì 14 novembre 2008, al Teatro Nuovo a Napoli è un grande spettacolo di regia pieno di azioni teatrali intense e vigorose recitate con maestria da tre bravissimi attori: Fedele Canonico, Danilo Agutoli, Domenico Santo. E' un grande spettacolo di regia perché coloro che lo firmano, Silvana Pirone e Luigi Imperato, fanno entrare nel loro spettacolo i loro Maestri senza rendere la messa in scena minimamente pesante, né, se posso permettermi il neologismo, "epigonale". Si vede Monetta, si vede Nekrosius, ma si vedono soprattutto le loro mani, le mani dei due registi: inventivi e precisi, dividono in maniera armonica il testo in scene dialogate alternate a scene oniriche piene di movimenti perfetti e di belle idee. Sembrano aver assimilato alla perfezione, i registi, la vera lezione del teatro del Novecento in cui il testo è un luogo d'incontro fra la seduzione delle parole e l'energia della messa in scena. I tre protagonisti, infatti, nel far rivivere scene del passato, creano danze attoriche in funzione del testo e significanti rispetto ad esso. Le suddette danze attoriche non vanno a rafforzare parole dette, non vanno ad esplicarle, ma sviluppano un "senso" che le parole riprendono. Parole e danze attoriche diventano necessarie le une alle altre dando allo spettatore la completezza della storia raccontata. Noi spettatori non sapremo mai, vedendo il risultato finale, quanto in queste messe in scene contino, nelle prove, le improvvisazioni attoriche, non sapremo mai cosa è dovuto a chi, ma se a Silvana Pirone e Luigi Imperato fossero venute metà delle idee messe in scena in uno spettacolo di appena 50' minuti, stiamo davanti a due registi di cui, se riusciranno a non insabbiarsi nella noia del teatro pubblico e dei finanziamenti, sentiremo parlare per molti anni. Unica nota un po' stonata, volendo guardare il pelo nell'uovo, è la "ruccellizzazione" del testo: è vero, lo spettacolo ci viene presentato come "libero tradimento da...", ma sarebbe stato più bello, forse, conservare almeno le atmosfere della prosa di Savinio e non puntare, drammaturgicamente, su una scrittura a volte "facile" che richiama molto le atmosfere create dall'autore di Castellemmare prematuramente scomparso nel 1986. Uno spettacolo assolutamente da vedere, speriamo che trovi le date che merita.
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